L’ACCELERAZIONE DELLE DESTRE, LA DIGNITÀ DELLA RIVOLTA

Argentina e Honduras in questo momento vivono sulla propria pelle il menefreghismo, la truffa e la repressione delle destre che davanti alle oceaniche manifestazioni, che in entrambi i paesi hanno dichiarato la propria opposizione alla truffa elettorale da una parte e alla riforma sulle pensioni dall'altra, hanno fatto orecchie da mercante, mettendo le mani sulle elezioni per rimanere al potere e approvando una legge per saccheggiare le pensioni degli argentini per pagare i debiti contratti dal governo Macri. La resistenza nelle strade in entrambi i paesi si prepara ad affrontare una nuova fase di lotta, dopo aver constatato che non esiste nessuna disponibilità da parte delle istituzioni governative di ascoltarne la voce, ne di garantire i diritti costituzionali della popolazione.

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ARGENTINA: IL GOVERNO REPRIME, MA IL POPOLO FERMA LA RIFORMA SULLE PENSIONI

Giovedì 14 dicembre verrà ricordato come il giorno in cui il governo Macri voleva approvare la riforma sulle pensioni nel Congresso, mentre fuori reprimeva migliaia di persone. Tanti giovani, ma anche tanti anziani che non volevano che venisse sacrificato il lavoro della loro vita in nome dell’austerità, ed è stata la forza di questo popolo ad impedire che la riforma venisse approvata.

COSA STA SUCCEDENDO IN HONDURAS?

Non è Venezuela, per questo i media internazionali non ne parlano, ma l’Honduras vive la crisi più grande dopo il colpo di stato del 2009, quando il presidente eletto, Manuel Zelaya, fu espulso dal governo  con un golpe militare pianificato dal Partido Nacional e appoggiato dagli Stati Uniti. Questa volta le elezioni sono state truccate per mantenere al governo Juan Orlando Hernàndez, nonostante l’incostituzionalità della sua candidatura. Così il Paese si ritrova a vivere un altro incubo dopo le persecuzioni, la criminalizzazione della protesta, gli assassinati selettivi ( come quella dell’attivista Berta Càceres), i saccheggi dei territori e dei beni comuni, la corruzione e l’impunità.

Cronache dal terremoto a Città del Messico #CDMX

Condividiamo un racconto a caldo delle prime ore dopo il tragico terremoto di martedì 19 settembre, dopo 32 anni del terremoto del 1985, lo stesso giorno, la stessa tragedia, lo stesso dolore, la stessa assenza delle istituzioni, la stessa solidarietà della popolazione. Ringraziamo e abbracciamo @PerezGallo per il suo coraggio, la sua generosità e per averci regalato queste righe.

Ciò che dobbiamo difendere in Venezuela

La difesa della sovranità delle nazioni e l'autodeterminazione dei popoli è un principio inalienabile dei movimenti antisistemici in tutto il mondo. Di qualsiasi nazione, indipendentemente dal colore dei governi e dal tipo di regime che abbiano. È un principio di importanza simile al rispetto dei diritti umani, che deve avere un carattere universale.

LA DISPUTA PER IL TERRITORIO URBANO

In questo articolo Raùl Zibechi racconta la sua esperienza e ricerca nella città di Cordoba in mezzo ai gruppi autorganizzati e ai settori popolari.  Attraverso questo racconto ci parla della metamorfosi subita dal movimento dei piqueteros. Dopo il 2001 una parte scelse la strada istituzionale e elettorale alleandosi con i governi progressisti di Nestor Kirchner e Cristina Fernandez, ma una buona parte cominciò il proprio radicamento nei quartieri popolari delle città portando il conflitto nel quotidiano attraverso l’organizzazione dal basso per risolvere i problemi collettivamente e vivere bene qui e ora.

Signori Benetton, dov’è Santiago Maldonado?

Il 1 agosto 2017, la Gendarmeria Nacional, forza armata direttamente agli ordini del Ministero della Sicurezza del Governo – attualmente presieduto da Mauricio Macri – ha fatto irruzione nella comunità in resistenza Pu Lof, nella stessa provincia di Chubut, dove membri della RAM e vari sostenitori della causa mapuche, stavano manifestando il loro diritto alla terra. L’intervento repressivo dei militari ha disperso la folla indigena a suon di cariche, pallottole di gomma e roghi di abitazioni, senza risparmiare le violenze a donne e bambini. Santiago Maldonado, un artigiano ventottenne di Buenos Aires, si trovava lì a sostenere la lotta del popolo mapuche. Alcuni testimoni raccontano di averlo visto per l’ultima volta nelle mani della Gendarmeria, ma la stessa arma e il governo smentiscono.