IL DECLINO DI ALIANZA PAIS E LA NUOVA SFIDA DEI MOVIMENTI

Cosa succederà in Ecuador nei prossimi quattro anni, è la domanda che tutti si fanno nel paese della metà del mondo. Lenin Moreno ha vinto le elezioni in mezzo alle polemiche, per due settimane ci sono state manifestazioni in tutto il paese e il CNE ha dovuto ricontare circa un milione e trecento mila voti per le proteste di CREO e la pressione che è stata esercitata nelle strade e dai mezzi di comunicazione non affini al governo. Che situazione economica e sociale lascia Rafael Correa, che ruolo avranno i movimenti indigeni e sociali in questa nuova fase politica?

Perché non partecipiamo alle manifestazioni del PSUV e del MUD ?

Trovare una spiegazione oggettiva ha ciò che sta succedendo attualmente in Venezuela significa rifiutare la polarizzazione delle posizioni politiche che vede da una parte alcuni intellettuali e militanti della sinistra mondiale che esprimono solidarietà incondizionata al governo di Nicòlas Maduro senza fare autocritica su ciò che è oggi il governo Bolivariano del Venezuela e dall’altra parte il capitalismo mondiale schierato a sostegno dell’opposizione comandata per la MUD che soffia sul fuoco della disperazione e cerca di recuperare in un’ottica di potere il conflitto che si sta esprimendo quotidianamente nel paese. La situazione è più complessa e per ora è il popolo che sta pagando con il sangue il prezzo della guerra civile e politica del paese. In questo testo Marea Socialista mette sul tavolo della discussione una lettura diversa della fase attuale, rifiutando in toto di cadere nel ricatto politico di schierarsi con il PSUV o la MUD, scegliendo invece di schierarsi con il popolo venezuelano, accettando la difficoltà della fase attuale e delineando un programma per cercare di uscire dalla crisi partendo dalla capacità di organizzazione e autonomia del popolo e non dagli interessi politici ed economici di entrambe le cupole.

POST-PROGRESSISMO E ORIZZONTI EMANCIPATORI IN AMERICA LATINA

Pensare il post-progressismo in America Latina è divenuta un’urgenza e un imperativo alla luce dell’accelerazione sorprendente della fine del ciclo (dei governi “progressisti”, ndt) che è in atto dal 2015. Così, mentre alcuni governi progressisti vivono gli ultimi anni del loro mandato senza che i loro leader abbiano la possibilità di venire rieletti alla presidenza (come in Ecuador e Bolivia), altri sono già stati repentinamente sostituiti da forze di destra (elettoralmente, come in Argentina, o con altri mezzi legali però illegittimi, come in Brasile); o si misurano –in situazione di minoranza parlamentare- con una implosione sociale ed economica, come nel caso del Venezuela.

DON’T CRY FOR ME ARGENTINA

Nell’ultimo mese le proteste che ci sono state in Argentina hanno messo a nudo le politiche patriarcali e anti sociali dello Stato e del governo Macri. Dal mese di marzo si è assistito ad un’escalation di manifestazioni, proteste da una parte e repressione e menefreghismo dall’altra. Il conflitto sociale è aumentato sia per lo scontento generalizzato, sia per la scelta chiara del governo di affrontare le richieste della popolazione con la repressione poliziesca e con la criminalizzazione attraverso i media.

VENEZUELA TRA RESISTENZA E REPRESSIONE

Nelle ultime settimane la situazione politica in Venezuela si è infiammata, dalla sospensione delle funzioni del Parlamento da parte del TSJ (Tribunale Supremo di Giustizia) alla repressione feroce contro la popolazione, nell'ultima settimana ci sono state tre manifestazioni dove ci sono stati scontri, decine di feriti, più di cento cinquanta arresti e la morte di un ragazzo di 19 anni. La situazione non sembra calmarsi. L’opposizione ha chiamato nuove manifestazioni nei prossimi giorni, l’obiettivo è la caduta del governo di Nicolas Maduro o l’anticipo delle elezioni presidenziali fissate per il 2018. Ma per capire come si è arrivati a questa situazione bisogna tornare alle radici della crisi.

LA PACE CHE ARRANCA NEL FANGO

Il 26 settembre scorso all'Avana è stato firmato un accordo di pace tra le Farc e il governo colombiano, dando inizio ad un processo che sembra però ancora lontano dall'essere ultimato. I guerriglieri lasciata la giungla vivono in “zonas veredales”, aree di sicurezza e transizione spesso fatiscenti in cui dovrebbe compiersi il percorso di disarmo. Lasciate le armi la volontà è quella di costituirsi in partito politico e presentarsi alle elezioni del 2018, per continuare a lottare a fianco delle comunità abbandonate dallo Stato con altre forme. Come sottolinea questo articolo del 31 marzo pubblicato sul sito brecha.com.uy, le incertezze sono ancora molte e gli accordi da parte del governo sono ancora lontani dall'essere soddisfatti.

VENEZUELA, COMUNICATO DEI MOVIMENTI SOCIALI: “QUESTA SITUAZIONE E’ INSOPPORTABILE PER LA NAZIONE”

L’aumento della violenza sociale, la fame, le lunghe file per il pane, la mancanza di medicinali, la corruzione e la prepotenza del governo hanno sollevato un malcontento e un rifiuto verso il progetto bolivariano anche in quella popolazione che ha sempre appoggiato il progetto “Chavista”. Martedì dopo le proteste alcuni collettivi e movimenti sociali hanno scritto questo comunicato che ha l’intento di trovare una soluzione dal basso lontano da servilismi e opportunismi politici.