LA DISPUTA PER IL TERRITORIO URBANO

In questo articolo Raùl Zibechi racconta la sua esperienza e ricerca nella città di Cordoba in mezzo ai gruppi autorganizzati e ai settori popolari.  Attraverso questo racconto ci parla della metamorfosi subita dal movimento dei piqueteros. Dopo il 2001 una parte scelse la strada istituzionale e elettorale alleandosi con i governi progressisti di Nestor Kirchner e Cristina Fernandez, ma una buona parte cominciò il proprio radicamento nei quartieri popolari delle città portando il conflitto nel quotidiano attraverso l’organizzazione dal basso per risolvere i problemi collettivamente e vivere bene qui e ora.

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Cosa sta succedendo in Brasile? Cronache di un paese in lotta.

Il 28 Aprile il Brasile è stato paralizzato dallo sciopero generale più grande della sua storia, il primo dopo vent'anni. I brasiliani si sono ribellati alle politiche anti popolari del governo di Michel Temer. Quest’ultimo, appoggiato dalle oligarchie brasiliane, vuole portare avanti delle politiche volte a salvaguardare gli interessi della classe padronale sulla pelle delle fasce meno abbienti del paese, tutto questo in mezzo a una devastante crisi economica. Nel 2018 ci saranno nuove elezioni e il PT[1] sta cercando di capitalizzare lo scontento generale e la forza accumulata dopo lo sciopero generale. Lula vorrebbe essere il candidato alla presidenza, anche se sulla sua testa pendono cinque procedimenti penali per corruzione. Com'è possibile che il Brasile, uno dei paesi emergenti globalmente a livello economico, sia sprofondato in questa crisi? Chi sono stati i protagonisti dello sciopero generale? I brasiliani si sono dimenticati della feroce repressione del 2013 del governo Rousseff e della corruzione del suo partito? Che prospettive si aprono oltre le elezioni politiche?

L’ERA DELL’INGOVERNABILITÀ IN AMERICA LATINA

Argentina e Brasile due paesi dove la sinistra non c’è più, dove le destre sono saliti al potere e si stanno scontrando con la resistenza de los de abajo che risorgono dopo anni di addomesticamento progressista. In Venezuela la resistenza contro il governo di Nicolàs Maduro continua da più di un mese, una resistenza che va al di là delle polarizzazioni politiche e che ha le proprie radici nell'organizzazione popolare quotidiana per fare fronte alla crisi. Anche in Cile gli studenti si ribellano, in Ecuador le istituzioni perdono ogni giorni di più credibilità politica, in Messico nonostante la violenza dello Stato gli ultimi non alzano bandiera bianca e continuano ad organizzarsi in mezzo alle difficoltà. In questo articolo Raùl Zibechi ci parla della disarticolazione dei partiti tradizionali e dell’aria di ingovernabilità che soffia nel continente.

IL DECLINO DI ALIANZA PAIS E LA NUOVA SFIDA DEI MOVIMENTI

Cosa succederà in Ecuador nei prossimi quattro anni, è la domanda che tutti si fanno nel paese della metà del mondo. Lenin Moreno ha vinto le elezioni in mezzo alle polemiche, per due settimane ci sono state manifestazioni in tutto il paese e il CNE ha dovuto ricontare circa un milione e trecento mila voti per le proteste di CREO e la pressione che è stata esercitata nelle strade e dai mezzi di comunicazione non affini al governo. Che situazione economica e sociale lascia Rafael Correa, che ruolo avranno i movimenti indigeni e sociali in questa nuova fase politica?

POST-PROGRESSISMO E ORIZZONTI EMANCIPATORI IN AMERICA LATINA

Pensare il post-progressismo in America Latina è divenuta un’urgenza e un imperativo alla luce dell’accelerazione sorprendente della fine del ciclo (dei governi “progressisti”, ndt) che è in atto dal 2015. Così, mentre alcuni governi progressisti vivono gli ultimi anni del loro mandato senza che i loro leader abbiano la possibilità di venire rieletti alla presidenza (come in Ecuador e Bolivia), altri sono già stati repentinamente sostituiti da forze di destra (elettoralmente, come in Argentina, o con altri mezzi legali però illegittimi, come in Brasile); o si misurano –in situazione di minoranza parlamentare- con una implosione sociale ed economica, come nel caso del Venezuela.

VENEZUELA, COMUNICATO DEI MOVIMENTI SOCIALI: “QUESTA SITUAZIONE E’ INSOPPORTABILE PER LA NAZIONE”

L’aumento della violenza sociale, la fame, le lunghe file per il pane, la mancanza di medicinali, la corruzione e la prepotenza del governo hanno sollevato un malcontento e un rifiuto verso il progetto bolivariano anche in quella popolazione che ha sempre appoggiato il progetto “Chavista”. Martedì dopo le proteste alcuni collettivi e movimenti sociali hanno scritto questo comunicato che ha l’intento di trovare una soluzione dal basso lontano da servilismi e opportunismi politici.