#VamosPorTodo: la candidatura indigena è una proposta anticoloniale

Di fronte all'avanzata del mostro, l’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale apre una nuova tappa nella sua storia, cominciata sotto forma di guerriglia nel 1994 in risposta a quell'accordo con gli Stati Uniti (NAFTA) che segnò l’inizio dei tempi più bui per il popolo messicano. Nei mesi scorsi ha riattivato il dialogo all'interno del Congreso Nacional Indígena (CNI), per la creazione di un Consejo Indígena de Gobierno (CIG) e la nomina, tra i vari delegati, di una portavoce da candidare alle elezioni presidenziali del 2018.

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EZLN: contro la fattoria-Stato e il suo fattore-capitale

Gli scorsi 12, 13, 14 e 15 aprile, a San Cristobal de las Casas, Chiapas, presso le strutture dell’Unitierra Cideci, l’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN) ha fatto il punto: sulla propria storia, su cosa vuol dire essere davvero anticapitalisti, sulla crisi del cosiddetto ciclo progressista in America latina, su ciò che significa l’elezione di Trump e il moltiplicarsi di frontiere, muri e fili spinati. E soprattutto, sulla proposta del Congresso Nazionale Indigeno di una candidatura indipendente per la contesa presidenziale nel 2018 e su come questa scelta, a dispetto di come in molti hanno pensato, non sia affatto incompatibile ai principi del comandare ubbidendo, ma sia piuttosto il tentativo di rinnovare la lotta contro la finca-Stato (fattoria-Stato) e il suo vero padrone-finquero (fattore), il capitale.