LA DISPUTA PER IL TERRITORIO URBANO

In questo articolo Raùl Zibechi racconta la sua esperienza e ricerca nella città di Cordoba in mezzo ai gruppi autorganizzati e ai settori popolari.  Attraverso questo racconto ci parla della metamorfosi subita dal movimento dei piqueteros. Dopo il 2001 una parte scelse la strada istituzionale e elettorale alleandosi con i governi progressisti di Nestor Kirchner e Cristina Fernandez, ma una buona parte cominciò il proprio radicamento nei quartieri popolari delle città portando il conflitto nel quotidiano attraverso l’organizzazione dal basso per risolvere i problemi collettivamente e vivere bene qui e ora.

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Indigenizzarsi

Se infatti gli individui sradicati costruiti dal capitalismo e dallo Stato nazione abbandonano questa condizione di oppressione e mettono radici in un luogo fisico e culturale, se costruiscono matrie a cui decidono liberamente di appartenere, starebbero contribuendo alla ricostruzione della società.

IL VENEZUELA PUÒ DIVENTARE LA SIRIA DELL’AMERICA LATINA

In questa intervista realizzata da Enric Llopis di Resumen Latinoamericano, Raùl Zibechi riflette sul conflitto, la crisi e la guerra interna in Venezuela, il ruolo degli Stati Uniti e della Cina, la crisi del socialismo del secolo XXI e il ruolo dei movimenti sociali e indigeni nel continente Latinoamericano. Articolo tradotto dall'Associazione Ya Basta! Êdî Bese!

#VamosPorTodo: la candidatura indigena è una proposta anticoloniale

Di fronte all'avanzata del mostro, l’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale apre una nuova tappa nella sua storia, cominciata sotto forma di guerriglia nel 1994 in risposta a quell'accordo con gli Stati Uniti (NAFTA) che segnò l’inizio dei tempi più bui per il popolo messicano. Nei mesi scorsi ha riattivato il dialogo all'interno del Congreso Nacional Indígena (CNI), per la creazione di un Consejo Indígena de Gobierno (CIG) e la nomina, tra i vari delegati, di una portavoce da candidare alle elezioni presidenziali del 2018.

Cosa sta succedendo in Brasile? Cronache di un paese in lotta.

Il 28 Aprile il Brasile è stato paralizzato dallo sciopero generale più grande della sua storia, il primo dopo vent'anni. I brasiliani si sono ribellati alle politiche anti popolari del governo di Michel Temer. Quest’ultimo, appoggiato dalle oligarchie brasiliane, vuole portare avanti delle politiche volte a salvaguardare gli interessi della classe padronale sulla pelle delle fasce meno abbienti del paese, tutto questo in mezzo a una devastante crisi economica. Nel 2018 ci saranno nuove elezioni e il PT[1] sta cercando di capitalizzare lo scontento generale e la forza accumulata dopo lo sciopero generale. Lula vorrebbe essere il candidato alla presidenza, anche se sulla sua testa pendono cinque procedimenti penali per corruzione. Com'è possibile che il Brasile, uno dei paesi emergenti globalmente a livello economico, sia sprofondato in questa crisi? Chi sono stati i protagonisti dello sciopero generale? I brasiliani si sono dimenticati della feroce repressione del 2013 del governo Rousseff e della corruzione del suo partito? Che prospettive si aprono oltre le elezioni politiche?

L’ERA DELL’INGOVERNABILITÀ IN AMERICA LATINA

Argentina e Brasile due paesi dove la sinistra non c’è più, dove le destre sono saliti al potere e si stanno scontrando con la resistenza de los de abajo che risorgono dopo anni di addomesticamento progressista. In Venezuela la resistenza contro il governo di Nicolàs Maduro continua da più di un mese, una resistenza che va al di là delle polarizzazioni politiche e che ha le proprie radici nell'organizzazione popolare quotidiana per fare fronte alla crisi. Anche in Cile gli studenti si ribellano, in Ecuador le istituzioni perdono ogni giorni di più credibilità politica, in Messico nonostante la violenza dello Stato gli ultimi non alzano bandiera bianca e continuano ad organizzarsi in mezzo alle difficoltà. In questo articolo Raùl Zibechi ci parla della disarticolazione dei partiti tradizionali e dell’aria di ingovernabilità che soffia nel continente.

POST-PROGRESSISMO E ORIZZONTI EMANCIPATORI IN AMERICA LATINA

Pensare il post-progressismo in America Latina è divenuta un’urgenza e un imperativo alla luce dell’accelerazione sorprendente della fine del ciclo (dei governi “progressisti”, ndt) che è in atto dal 2015. Così, mentre alcuni governi progressisti vivono gli ultimi anni del loro mandato senza che i loro leader abbiano la possibilità di venire rieletti alla presidenza (come in Ecuador e Bolivia), altri sono già stati repentinamente sostituiti da forze di destra (elettoralmente, come in Argentina, o con altri mezzi legali però illegittimi, come in Brasile); o si misurano –in situazione di minoranza parlamentare- con una implosione sociale ed economica, come nel caso del Venezuela.