Venezuela: Socialismo di burocrati o coscienza di classe

Da mesi assistiamo a un’offensiva mediatica capitanata dai media occidentali che mirano a costruire un immaginario di terrore intorno alla situazione politica in Venezuela. Il governo di Maduro sostenuto da un esercito di intellettuali di sinistra cerca invece di trasmettere e diffondere un altro tipo di informazione, per distruggere la narrazione main stream dominante e difendere il proprio progetto politico. Cosa accomuna spesso queste due narrazioni? La menzogna.

Il ruolo dell’occidente lo conosciamo bene e sappiamo anche che il suo scopo narrativo serve a giustificare le sanzioni politiche e l’isolamento del Venezuela e anche un’eventuale invasione militare, e’ la prassi degli americani e dei governi più potenti del pianeta, usare la menzogna come arma politica. La guerra si combatte sugli schermi, sui social network, nell’immaginario collettivo.

Ciò che invece lascia perplessi, sono le menzogne che spesso arrivano da una parte della sinistra stessa, da chi ha sepellito l’autocritica e il senso stesso dei propri ideali pur di difendere la caricatura che resta dell’esperienza rivoluzionaria bolivariana.

Così si sono venute a polarizzare le posizioni, per cui o si sta con l’imperialismo yankee o con il governo di Maduro, dimenticando che in mezzo a questo teatrino politico c’e’ un popolo che piange lacrime di sangue. Si vorrebbe giustificare l’emigrazione di centinaia di migliaia di persone, la fame, i morti e la distruzione dei territori provocate dalle poltiche estrattiviste, con le innegabili  conquiste sociali degli ultimi anni.

In questo blog abbiamo scelto di non schierarci ne con il PSUV ne con l’opposizone, nemmeno  di stare nel mezzo, abbiamo deciso di stare con il proletari venezuelani, stare dalla parte della critica, questo nonostante la complessità degli eventi politici del paese e del panorama politico mondiale attuale. Certo a qualcuno piace pensare il mondo diviso in due e valutare gli eventi come se fossimo ancora nella guerra fredda, ma l’analisi e la teoria per incidere devono essere critiche, attaccare i principi e smuovere montagne alla ricerca di risposte in grado di contribuire a cambiare lo stato di cose presenti, in grado di incidere sul reale per migliorare la vita di tutti quanti.

E’ per questo che nonosante i festeggiamenti per i risultati delle elezioni per l’Assemblea Costituente, preferiamo scrivere di ciò che non e’ stato detto, di ciò che non si è visto, continuando a contribuire alla discussione per quanto scomoda possa essere.

In questo testo Rolando Astarita (Professore di economia dell’Università di Buenos Aires) sottolinea alcuni aspetti riguardo ai dati diffusi dal governo rispetto ai risultati, ma sopratutto riflette intorno alla figura del lavoratore venezuelano, ricattato e costretto a percorrere la via scelta dal governo per poter mantenere il proprio posto di lavoro e portare il pane a casa. Cos’è quindi la coscienza di classe, come fa a provocare processi di emancipazione quando lo statalismo e la burocrazia dettano le regole del gioco? Quali spazi per la critica ci sono dentro al socialismo venezuelano?

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Venezuela: Socialismo di burocrati o coscienza di classe

Tutto indica che il governo di Maduro ha fatto una gigantesca frode nelle elezioni per l’Assemblea Costituente. L’annuncio che i votanti sono stati più di 8,1 milioni di persone (il 41% del censimento) è poco credibile. Basta ricordare che nelle elezioni del 2013, subito dopo la morte di Chavez, Maduro raccolse 7,5 milioni di voti; e nelle legislative del 2015 circa 5,6 milioni. E oggi i sondaggi mostrano un forte calo di adesioni al governo rispetto al 2013 o addirittura al 2015. La stessa società Smartmatic, responsabile del voto elettronico da molti anni, ha detto che il risultato è stato “manipolato” e che la differenza tra la partecipazione reale e il risultato ufficialmente annunciato è di almeno un milione di voti. Anche se non può garantire che sia solo un milione. È ‘un fatto che non ci sono stati controlli per evitare voti multipli; ne inchiostro indelebile per segnare le dita degli elettori.

Ma oltre alla frode, il regime ha esercitato una forte coercizione su ampi settori della popolazione per costringerli a votare. Per esempio, il vice presidente di PDVSA, Nelson Ferrer, disse in una riunione di lavoratori che colui che non fosse andato a votare doveva lasciare il suo posto di lavoro (il video si diffuse in rete)[1]. Ci sono state  pressione anche nella metropolitana di Caracas, e nelle industrie di base  di Guayana, Pequiven e Banco Bicentenario, dove dai lavoratori  si esigeva non solo di andare a votare, ma anche di portare la propria famiglia e gli amici. L’ONG  Provea (Programa Venezolano de Educaciòn – Acciòn Derechos Humanos)  dalla quale prendo questi dati, segnala che sono pervenute denunce  da parte dei dipendenti di almeno 21 enti pubblici.

Altre testimonianze: “Froilán Barrios, del Fronte Autonomo di Difesa del lavoro, il salario e del Sindacato, ha detto che il chavismo temeva una scarsa affluenza  dei suoi militanti alle elezioni, nella quale  partecipano iscritti e non iscritti al partito, ecco il motivo del l’intimidazione ai dipendenti pubblici.

Pedro Arturo Moreno, dirigente della Confederazione dei lavoratori del Venezuela, ha aggiunto che  membri della Federazione Unitaria Nazionale di Lavoratori Pubblici  si sono lamentati dei messaggi di testo e dell’e-mail che hanno ricevuto e dove essi sono incoraggiati a votare perché li è stato detto che hanno una lista con i loro nomi. (…)

Pablo Zambrano, del Movimento dei Sindacati di Base, riferì che lo stalking contro i dipendenti pubblici, in particolare nei ministeri, è costante e si approfondisce sempre di  più per fare in modo che i lavoratori vadano alle manifestazioni, agli atti politici e alle elezioni, ma la disobbedienza si è fatta sentire “(http://www.diariolasamericas.com/empleados-publicos-venezolanos-obligados-votar-elecciones-del-partido-chavista-n3189928).

Maduro stesso disse pubblicamente che si sarebbe fatto l’appello delle persone che non fossero andate a votare. In Venezuela ci sono 2,8 milioni di lavoratori statali; a ciò si aggiungono milioni di aiuti sociali[2].

Socialismo di burocrati o coscienza di classe e libertà

Significativamente, la sinistra che  difende Maduro e chiede maggiore repressione, non disse nulla di queste pressioni e minacce. Egli non aprì bocca quando Maduro lanciò  le sue minacce contro coloro che non fossero andati a votare. Il che non è un caso, giacché questi militanti e intellettuali costituiscono un’espressione depurata della concezione burocratica (e nazionalista) del socialismo – qualunque sia il significato che diamo a quella parola. Queste persone sono convinte che quando si costringe un operaio di PDVSA o della metropolitana di Caracas, ad andare a votare per Maduro, si stia rafforzando la coscienza socialista della classe operaia. Inoltre alcuni pensano che in questo modo il governo venezuelano stia combattendo pericolosi lavoratori ” contro-rivoluzionari pro-imperialisti”. Per questo motivo non vedono nulla di essenzialmente criticabile in ciò che fa Maduro. Essi hanno così tanto interiorizzato i metodi burocratici che li accettano con la stessa naturalezza  con cui diciamo “oggi piove”. Non hanno imparato nulla dalle tragiche esperienze del “socialismo reale”, delle collettivizzazioni forzate, dell’unanimità conseguita sulla base di campi di concentramento e muri di Berlino. Si tratta di una sinistra alienata dal nazionalismo statalista, a cui, come sempre, piace pensare che  “l’avanguardia illuminata” detiene la ragione storica che giustifica tutto. Tutto questo con una conseguenza brutale: agli occhi di milioni di sfruttati nel mondo, il socialismo oggi si incarna in Maduro che minaccia di punire i lavoratori “riluttanti”, nel contesto di un paese devastato dalla fame e scosso da ripetute uccisioni di manifestanti oppositori.

Di fronte a questo danno e regresso che si infigge al socialismo, non ci resta che alzare una piccola voce per dire che la tradizione socialista che si appoggia al lavoro di Marx ed Engels, alle esperienza della Comune e dei consigli degli operai, dei soldati e degli agricoltori nel 1917, e della resistenza libertaria e comunista al stalinismo, non ha nulla a che vedere con quelle concezioni di burocrati e i loro apologeti. L’essenza del programma del marxismo è riassunta nella famosa frase “la liberazione dei lavoratori sarà opera dei lavoratori stessi”. Il suo messaggio è che le stesse persone, gli sfruttati e umiliati, prendano il loro destino nelle loro mani. E ‘un invito a mandare in fumo tutti i rapporti “in cui l’uomo è un essere umiliato soggiogato, abbandonato e spregevole” (Marx, “Introduzione alla critica della filosofia del diritto di Hegel”). E’ per incoraggiare ognuno di noi “a pensare, ad agire e ad organizzare la propria società come un uomo che ha preso coscienza, per fare in modo che sappia ruotare intorno a se stesso e al suo vero sé” (ibid.).

Questa prospettiva racchiude quindi una richiesta alla più completa libertà, condizione essenziale per l’emancipazione delle coscienze, per il rifiuto di ogni forma di alienazione. Per prevenire critiche comuni nella sinistra superficiale ( del tipo “Lei è un piccolo borghese, che ignora le esigenze della rivoluzione” ), preciso: non stiamo sostenendo un approccio individualista, del tipo: “Io faccio quello che voglio e non mi interessa del mondo”. Questa, in termini di Hegel, sarebbe la libertà priva di contenuti e arbitraria, in quanto è priva di necessità. Invece,  si tratta di  rivendicare  la libertà nella sua concezione più avanzata, cioè, come auto-determinazione. Questa include sia la necessità, sia l’azione cosciente delle persone. E ‘la libertà che esiste quando  faccio qualcosa perché la ritengo necessaria, non perché sono obbligato da un’autorità situata al di sopra di me. Per questo il marxismo parla di “ruotare attorno a sé stessi e al sé reale”. E ‘necessario rivendicare la libertà di decidere la nostra linea di  azione a partire dai valori che, con piena consapevolezza, priorizziamo. Valori che a loro volta derivano dalle nostre azioni nella società – ancora una volta, è l’opposto dell’individualismo “come Hobbes” – e della comprensione dei bisogni che sono ancorati nelle contraddizioni di questa società.

Per “abbassarlo a terra”, quando il marxismo, per esempio, chiama i lavoratori del mondo ad unirsi, fa appello a che siano gli stessi sfruttati coloro che mettano in pratica quella parola d’ordine. E ‘un invito all’azione che deriva dalla riflessione democraticamente articolata. Se invece quell’unità operaia è un’imposizione burocratica, non ci sarà superamento; sarà la semplice ricreazione di catene esistenti oggi. Non sarebbe nemmeno unità reale, perché sarebbe priva di contenuto. Ma se questo vale per l’unità della classe operaia, tanto più quando ci riferiamo alla costruzione del socialismo.

Per questo, pensare che il socialismo si ricostruirà per mano di burocrati, e degli intellettuali  pro-stalinisti che li difendono, è un controsenso. E’ impossibile che avanzi la coscienza socialista nella classe operaia costringendo i lavoratori a votare per un determinato governo, come è appena successo in Venezuela. Inoltre, Maduro minacciando rappresaglie contro i lavoratori che non vogliono votare per lui è la negazione assoluta dell’idea racchiusa  nella frase “la liberazione dei lavoratori sarà opera dei lavoratori stessi”. E ‘impossibile colmare il divario che mi separa da questi burocrati e dagli intellettuali di sinistra che li applaudono. Come ho già detto in altri post, stiamo discutendo le basi, le cose più elementari della concezione socialista.

[1] https://www.youtube.com/watch?v=DguTxmB1xpg

[2] https://www.youtube.com/watch?v=4CKLkhMnu0s

Traduzione a cura della redazione di Cronache Latinoamericane.

Rolando Astarita, Socialismo de burócratas o conciencia de clase , pubblicato il 3/08/2017.

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