TRANNE IL POTERE, TUTTO E’ ILLUSIONE

I fratelli Batista erano dei perfetti sconosciuti  fino allo scoppio dell’ennesimo caso di corruzione in  Brasile. I Batista accusati loro stessi, vedendo i propri affari in pericolo, hanno deciso di collaborare con la giustizia consegnando al paese delle registrazioni in cui Temer elogia  la corruzione di giudici e politici per ostruire le indagini in corso. Nelle registrazioni diffuse dalla Procura, gli uomini di JBS raccontano di aver corrotto 1829 politici, rivelano il pagamento di alcune mensilità a Temer e di aver comprato il silenzio di Eduardo Cuhna, ex parlamentare che il PT cacciò dal potere e  che ora si trova in carcere. Si parla anche di 150 milioni di dollari in conti destinati a finanziare le campagne politiche di Lula e la Rousseff, conti che curiosamente sono intestati ai fratelli Batista.

Chi sono i fratelli Batista e da dove nasce il loro gigantesco impero? In che modo Temer e Lula sono implicati? Chi è Henrique Mereilles? In questo articolo Raul Zibechi  scrive sulle radici dello scandalo brasiliano che sta facendo tremare il governo di Michel Temer e che ha infiammato l’intero paese, svelando dei legami di potere che vedono coinvolti la maggior parte dei protagonisti della politica e dell’economia brasiliana, da destra a sinistra.

 

TRANNE IL POTERE, TUTTO E’ ILLUSIONE

José Batista Sobrinho cominciò a lavorare all’età di 15 anni. Lasciò la scuola in quarta elementare. Quando finì il servizio militare si dedicò a macellare bestiame e a venderlo alle macellerie della città di Anàpolis, di circa 50 mila abitanti, nello stato di Goiania (Brasile). Quando il presidente Juscelino Kubitschek, nella decada del 1950, decise di costruire Brasilia, Zé Mineiro (il suo soprannome), si trasferì nella futura capitale per installare un mattatoio dove macellava 25 mucche al giorno.

Mezzo secolo dopo, nel 2007, JBS (iniziali di José Batista Sobrinho ) era uno dei più grandi produttori di carne del mondo. Al punto che comprò l’impresa statunitense Swift per 400 milioni di dollari. Questa gigantesca operazione fu resa possibile grazie al fatto che la banca statale BNDES[1] capitalizzò JBS con l’acquisizione del 14 per cento delle azioni,  per fare in modo che una delle  “campeonas nacionales”[2] (parole di Lula) avesse accesso al mercato statunitense.

La fusione delle industrie della carne JBS e Bertin, nel settembre 2009, fu un altro passo in avanti della società, il BNDES investì 4 mila 700 milioni di dollari per renderlo possibile. La banca di stato arrivò ad avere una quota del 22,4 per cento in JBS, per volere del governo federale.

Tutti i figli di Zé Mineiro lasciarono gli studi per dedicare tutto il loro tempo all’azienda di famiglia. “La nostra conoscenza non è accademica, abbiamo imparato dalla vita”, dichiarò Wesley alla rivista Forbes. Insieme agli altri due fratelli, Josè e Joesley, quel mattatoio familiare divenne un enorme multinazionale: è presente in 110 paesi, ha 200.000 dipendenti, 150 stabilimenti e fattura oltre 50 miliardi di dollari. Negli Stati Uniti, il più grande mercato di carni bovine al mondo, JBS era responsabile nel 2011 del 22 per cento dell’offerta.

Joesley figura tra le 70 persone più ricche del mondo, secondo Forbes. Sotto i due governi di Lula (2003-2010), il Gruppo J & F che controlla la JBS, è cresciuto in modo esponenziale, moltiplicando di dieci volte il suo fatturato. Il gruppo fu uno dei principali beneficiari della politica di Lula di selezionare  grandi imprese per iniettarli  denaro pubblico e trasformarle in  multinazionali.

E ‘stato uno dei capolavori del progetto “Brasil Potencia” del Partito dei Lavoratori. Le altre sono più note: Odebrecht, Camargo Correa, OAS[3] e altri ancora.

Henrique Meirelles, nominato direttore della Banca centrale da Lula, rimase otto anni a capo dell’istituzione. Quando Lula lasciò la presidenza, Meirelles fu nominato presidente del consiglio di amministrazione della J & F, posto che occupò fino al 2016, con l’obiettivo di “creare strutture di governance nell’azienda per prepararla a lanciarsi in borsa” (goo.gl/R0RThD). Quando Dilma Rousseff fu destituita, il 31 agosto del 2016, Meirelles passo a ricoprire l’incarico di ministro delle Finanze del governo di Michel Temer.

Joesley Batista decise di registrare e denunciare Temer come parte della sua strategia di business. Secondo l’analisi del quotidiano economico Valor, decise di “mettere in palio” il  Brasile per spostare i suoi affari negli Stati Uniti, dove l’azienda svolge già l’80 per cento delle sue operazioni: 56 stabilimenti di trasformazione della carne e la metà delle sue operazioni globali sono già in quel paese

 “Per garantire l’attuazione del suo piano, l’azienda e i suoi controllori avevano bisogno di raggiungere un accordo con il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti, il potente DoJ” (goo.gl/xhOohg). Nel mese di dicembre la società effettuò un’IPO (offerta pubblica iniziale) nella Borsa di New York come parte di un vasto processo di riorganizzazione che porterà il gruppo a smettere di essere brasiliano, afferma il quotidiano brasiliano Valor.

L’articolo si conclude con una frase che riassume la logica imprenditoriale: “I fratelli Batista agirono velocemente, scegliendo la strada opposta alla famiglia Odebrecht, che vide i propri affari  sprofondare mentre negava qualunque collaborazione con le indagini in corso”. Bisogna aggiungere che ore prima della diffusione della registrazione, che affondò Temer, i  Batista acquistarono milioni di dollari, prevedendo che la moneta avrebbe subito una forte svalutazione. Vinsero due volte.

Fin qui la storia è raccontata telegraficamente. Una storia che lega quattro personaggi che lottarono, arduamente e con successo, per il potere.

La famiglia Batista fece quello che sanno fare gli imprenditori capitalisti, “uccelli rapaci” come li definì Fernand Braudel. JBS crebbe sotto l’ala dello sviluppo brasiliano e beneficiò come poche della politica delle “campionas nacionales” di Lula. Migliaia di milioni di dollari dello Stato sono stati utilizzati per renderli quello che oggi sono: rapaci senza limiti, capaci di mordere la mano (statale) che li alimentò.

Meirelles è un dirigente in carriera nel settore finanziario globale, lavorò 28 anni nella Banca di Boston, di cui 12 anni si impegnò come presidente della stessa banca in Brasile e poi trascorse tre anni come presidente della Banca Mondiale di Boston. Negli Stati Uniti era considerato molto vicino al presidente Bill Clinton.  Dopo passò al governo di Lula, il quale aveva grande stima nei suoi confronti.

Temer è il tipico politico brasiliano, mediocre e ambizioso. Fece carriera nel partito centrista PMDB[4]  e scalò fino a che Lula e Dilma lo elessero come  candidato alla vicepresidenza in due occasioni, nelle elezioni del 2010 e del 2014.  Aspettò il suo momento per fare il salto e quando l’ottenne ,  cadde nel vuoto. In pochi anni pochi lo ricorderanno.

Il quarto è Lula. Vedendo la crisi in corso, accelera il passo per tornare alla presidenza. Può raggiungere quest’obiettivo. In caso di successo, governerà un paese frantumato, non avrà la maggioranza parlamentare che riuscì a tessere nel 2003, dovrà fare i conti con una società divisa, e affronterà uno scenario globale sfavorevole. Qualsiasi persona sensata gli consiglierebbe di desistere, dal momento che le possibilità di successo sono minime.

L’ossessione per il potere, che riunisce queste quattro biografie che nell’ultimo decennio si intrecciarono, è una parte indivisibile della logica capitalista. Anche se in molti casi, come chi forgiò la frase del titolo (Abimael Guzmán, Sendero Luminoso), ebbero un discorso opposto.

BRAZIL-CRISIS-TEMER-PROTEST

[1] Banca Nazionale di Sviluppo Economico e Sociale

[2] Campionesse nazionali, nome con cui Lula chiamava le imprese brasiliane che erano riuscite a espandere il proprio impero al di fuori delle frontiere carioche.

[3] Giganti brasiliani dell’ingegneria e della costruzione implicati in importanti scandali di corruzione in  Brasile e in Latinoamerica.

[4] Partito del Movimento Democratico Brasiliano

Traduzione a cura della redazione di Cronache Latinoamericane.

Raùl Zibechi Salvo el poder, todos es ilusiòn pubblicato il 26/05/2017

http://www.jornada.unam.mx/2017/05/26/opinion/017a2pol

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