L’ERA DELL’INGOVERNABILITÀ IN AMERICA LATINA

Argentina e Brasile due paesi dove la sinistra non c’è più, dove le destre sono saliti al potere e si stanno scontrando  con la resistenza de los de abajo che risorgono dopo anni di addomesticamento progressista. In Venezuela la resistenza contro il governo di Nicolàs Maduro continua da più di un mese, una resistenza che va al di là delle polarizzazioni politiche e che ha le proprie radici anche nell’organizzazione popolare quotidiana per fare fronte alla crisi. Anche in Cile gli studenti si ribellano, in Ecuador le istituzioni perdono ogni giorni di più credibilità politica, in Messico nonostante la violenza dello Stato gli ultimi non alzano bandiera bianca e continuano ad organizzarsi in mezzo alle difficoltà. In questo articolo Raùl Zibechi ci parla della disarticolazione dei partiti tradizionali e dell’aria di ingovernabilità che soffia nel continente Latinoamericano.

 

L’ERA DELL’INGOVERNABILITÀ IN AMERICA LATINA

La disarticolazione geopolitica globale si traduce, nel nostro continente latino-americano, in una crescente ingovernabilità che affligge tutte le amministrazioni nazionali, a prescindere dalla corrente politica. Non si vedono forze capaci di riportare l’ordine nei rispettivi Paesi, nemmeno su scala regionale.

Uno dei problemi riscontrati, soprattutto nella narrazione prodotta dai media, è il fiorire di analisi sbagliate o espresse tramite semplificazioni del tipo: “Trump è pazzo”, o “Trump è fascista” –  aggettivi sterili e superficiali, che mantengono la comunicazione al riparo da una qualsiasi analisi un minimo approfondita. (Per fare un esempio, è noto come, nascosti dietro alla “pazzia” di Hitler, siano rimasti quasi ignorati nella narrazione storica gli interessi delle grandi corporazioni tedesche, ultra razionali nel loro tentativo di dominare i mercati globali).

Al di là dei media e delle loro semplificazioni, spesso intenzionali, difficoltà altrettanto serie gravano sul pensiero critico. Tutti i problemi con cui si trovano a doversi confrontare i governi progressisti sono ricondotti alle colpe dell’imperialismo, delle destre, dell’OEA e (rieccoli) dei media. In compenso nulla è la volontà, da parte di queste stesse forze istituzionali, di assumersi la responsabilità dei problemi creati in prima persona – né vi è mai il minimo accenno alla corruzione che ha raggiunto livelli ormai scandalosi.

Ma il dato centrale del periodo resta l’ingovernabilità. Quello che sta accadendo in Argentina, per esempio, (alludo alla resistenza ostinata dei settori popolari alle politiche di furto e saccheggio del governo di Mauricio Macri) è segno che le destre non ottengono la pace sociale, né la otterranno almeno nel medio/breve termine.

I lavoratori argentini, che hanno alle spalle un secolo di esperienza nella resistenza ai potenti, sanno come esaurirli, fino a buttarli giù per le più svariate vie, dalle insurrezioni come quella del 17 ottobre 1945[1] e quella del 19 e 20 dicembre 2001[2], ai sollevamenti armati come il Cordobazo[3] e varie decine di sommosse popolari.

In Brasile la destra pilotata da Michel Temer trova enormi difficoltà ad imporre le riforme del sistema pensionistico e del lavoro, non solo per la resistenza sindacale e popolare, ma per la rottura interna che affligge il sistema politico. La delegittimazione delle istituzioni è forse la più alta mai registrata nella storia.

L’economista Carlos Lessa, presidente della BNDES[4] nel primo governo di Lula, segnala che il Brasile non può più guardarsi allo specchio e riconoscersi per quello che è perché ha perso l’orizzonte nel pantano della globalizzazione (goo.gl/owd24y). L’asserzione di questo straordinario pensatore brasiliano può essere estesa agli altri paesi della regione, che non possono che naufragare quando le tempeste sistemiche li minacciano. Nei fatti, il Brasile sta attraversando una fase di disintegrazione della classe politica tradizionale, un fenomeno che pochi sembrano comprendere. Lava Jato[5] è uno tsunami che non lascerà nulla al suo posto.

Il quadro che offre il Venezuela è nella sostanza identico, anche se nella forma gli attori articolano discorsi opposti. Per inciso, dare rilevanza a questi discorsi in piena disgregazione del sistema ha scarsa utilità, dal momento che servono solo ad eludere le responsabilità

Dire che l’ingovernabilità del Venezuela è dovuta solo alla destabilizzazione delle destre e dell’impero, significa dimenticarsi che all’erosione prolungata del processo bolivariano partecipano anche i settori popolari, attraverso pratiche su micro scala che sconvolgono la produzione e la vita quotidiana. O qualcuno può forse ignorare che el bachaqueo (contrabbando formica) è una pratica molto diffusa tra i settori popolari, anche tra coloro che si dicono chavisti?

Il sociologo Emiliano Teràn Mantovani dice senza mezzi termini: il caos, la corruzione, lo strappo del tessuto sociale e la frammentazione del popolo, sono potenziati dalla crisi terminale del rentismo  petrolifero (goo.gl/DW8wkQ). Quando predomina la cultura politica dell’individualismo più feroce, è impossibile condurre alcun  processo di cambio verso qualche destino mediamente positivo.

Insomma, il quadro che presenta la regione (anche se cito tre paesi l’analisi può, con sfumature, essere esteso al resto) è di crescente ingovernabilità, al di là del colore delle forze al comando, con forti tendenze verso il caos, la corruzione diffusa e la difficoltà estrema nel trovare sbocchi.

Tre ragioni di fondo sono alla base di questa situazione critica.

1) la crescente potenza, in capacità di organizzazione e mobilitazione, de los de abajo, dei popoli indigeni e neri, dei settori popolari urbani e i contadini, dei giovani e delle donne. Né il genocidio messicano contro los de abajo è riuscita a paralizzare il settore popolare, anche se è innegabile che affronta serie difficoltà nel continuare ad  organizzare e creare mondi nuovi.

2) l’accelerazione della crisi sistemica globale e la disarticolazione geopolitica, che ha compiuto un balzo in  avanti con la Brexit, con la vittoria di Donald Trump, attraverso la persistenza dell’alleanza russo-cinese per fermare gli Stati Uniti e infine grazie all’evaporazione dell’Unione europea che vaga senza meta. I conflitti si espandono  vertiginosamente fino a sfiorare la guerra nucleare, senza che nessuno possa imporre un certo ordine (anche ingiusto come l’ordine del dopoguerra dal 1945).

3) l’incapacità delle élite regionali di trovare qualche soluzione strategica di lungo respiro,  come in passato sono stati il processo di sostituzione delle importazioni, la costruzione di uno stato sociale minimo in grado di integrare alcuni settori dei lavoratori, e la certezza della sovranità nazionale. Su questi tre pilastri si era stabilita l’alleanza tra imprenditori, lavoratori e Stato in grado di proiettare, per alcuni decenni, un progetto nazionale credibile anche se poco consistente.

La combinazione di questi tre aspetti costituisce una “tempesta perfetta” nel sistema mondiale e in ogni angolo del nostro continente. Los de arriba, come disse giorni fa il Subcomandante insorgente  Moisès, vogliono trasformare il mondo in “una fattoria circondata da mura”. Probabilmente perché siamo diventati ingovernabili. Dobbiamo organizzarci in condizioni così difficili. Ma non per cambiare fattore, di certo.

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[1] 67 anni fa Juan Peròn fu rimosso dal ministero del lavoro e previdenza sociale e incarcerato Il 17 ottobre 1945. Una manifestazione popolare di massa a suo favore raggiunse l’apice davanti alla Casa Rosada – palazzo presidenziale – con centinaia di migliaia di operai.  Il presidente de facto Farrel liberò Peron che annunciò la sua candidatura alle presidenziali.

[2] Rivolta popolare che fece cadere il governo di Fernando de la Rua, più di trenta persone sono morte.

[3] Insurrezione popolare nella città di Cordoba nel 1969 contro il governo del dittatore Juan Carlos Onganìa.

[4] Banca Nazionale di Sviluppo Economico e Sociale

[5] L’indagine più grande nella storia del Brasile contro il sistema di corruzione di imprenditori e politici, tra cui figurano Lula e la Rousseff.

Traduzione a cura della redazione di Cronache Latinoamericane.

Raùl Zibechi La era de la ingobernabilidad en America Latina pubblicato il 28/04/2017

http://www.jornada.unam.mx/2017/04/28/opinion/018a1pol

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