IL DECLINO DI ALIANZA PAIS E LA NUOVA SFIDA DEI MOVIMENTI

Cosa succederà in Ecuador nei prossimi quattro anni, è la domanda che tutti si fanno nel paese della metà del mondo. Lenin Moreno ha vinto le elezioni in mezzo alle polemiche, per due settimane ci sono state manifestazioni in tutto il paese e il CNE[1] ha dovuto ricontare circa un milione e trecento mila voti per le proteste di CREO[2] e la pressione che è stata esercitata nelle strade e dai mezzi di comunicazione non affini al governo.  Che situazione economica e sociale lascia Rafael Correa, che ruolo avranno i movimenti indigeni e sociali in questa nuova fase politica?

 

Le elezioni infinite

Era chiaro fin dall’inizio che CREO avrebbe usato la carta della frode elettorale, così come aveva fatto prima del ballottaggio quando sembrava che Lenin Moreno stesse per vincere al primo turno, se non avesse vinto.  Guillermo Lasso ha fatto leva sulla percezione negativa che la gente ha in questo momento nei confronti delle istituzioni. Il CNE è un organismo nato per essere autonomo rispetto al governo, per garantire trasparenza nei processi elettorali, invece col tempo si è trasformato in un organismo affine all’esecutivo dove lavorano tanti militanti, simpatizzanti ed ex funzionari del governo di Alianza Paìs, questo ha fatto in modo che la gente non si fidasse e  dubitasse di ogni decisione  del CNE.

Guillermo Lasso e insieme a lui alcuni mezzi di informazione, hanno festeggiato prima di conoscere i risultati ufficiali la vittoria di CREO, questo perché i dati dell’exit poll di una compagnia affine a Lasso davano per vincitore quest’ultimo. Per due ore nei social network, in alcuni telegiornali e nelle concentrazioni dei simpatizzanti di CREO si è festeggiata la vittoria. Quando sono cominciati ad uscire i dati dei risultati  ufficiali Lasso ha subito giocato la carta della frode, dichiarando che avrebbe chiesto il riconteggio di ogni voto, perché il CNE non era un organismo trasparente e che si stava giocando con il popolo ecuadoriano. Chiese subito ai suoi simpatizzanti di scendere in strada a difendere i propri voti, ma di farlo in maniera pacifica.[3]

E così è stato tranne qualche remoto episodio, in generale le manifestazioni fuori dalle sedi del CNE e nelle vie centrali di varie città sono state pacifiche. Queste manifestazioni erano composte soprattutto dalla classe media del paese. Il riconteggio dei voti c’è stato in parte e ha confermato la vittoria di Alianza Paìs, ma non ha messo fine alle polemiche

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La strategia dell’opposizione

Lo slogan denigratorio “Non vogliamo essere come il Venezuela” è stato usato da CREO per diffondere paura nella popolazione su una possibile situazione come quella della patria di Bolivar, facendo leva sulle notizie che arrivano rispetto alla difficile situazione che i venezuelani devono sopportare per colpa del governo e sul parallelismo rispetto alla corrente di pensiero di fondo che unisce Alianza Paìs e Maduro, il socialismo del ventunesimo secolo. Al di là della difficile situazione economica di cui parleremo dopo, la stabilità del dollaro e la non belligeranza con i  maggiori gruppi economici del paese garantiscono per ora la governabilità,  è forzato fare  paragoni tra ciò che sta succedendo in Venezuela e quello che sta succedendo in Ecuador.

La mancanza di fiducia nelle istituzioni però è stato il denominatore comune, sostenuto dalle accuse di corruzione verso Alianza Paìs, il caso PetroEcuador[4] ad esempio e il caso Obredetch[5] soprattutto hanno messo a nudo la macchina di corruzione portata avanti da alcuni funzionari del governo che in svariate occasioni hanno ricevuto mazzette o rubato dei soldi pubblici. La corruzione è un tema che mette d’accordo tutti e che nei prossimi anni potrebbe essere la causa detonante del declino definitivo di Alianza Paìs.

Da parte sua Guillermo Lasso non ha mai presentato prove concrete per sostenere l’accusa di frode elettorale e non è stato sostenuto fino in fondo nemmeno da Jaime Nebot il leader dell’altro partito dell’opposizione (PSC)[6] e attuale sindaco di Guayaquil. Dopo aver esaurito la carta del riconteggio  ha dichiarato ancora una volta di non riconoscere i risultati perché sono i risultati degli amici del governo. Ora la sua strategia si concentra nel vincere le elezioni ammnistrative del 2019 e nel frattempo cercare di usare il malcontento e la mancanza di fiducia generale nelle istituzioni per provare a fare nascere debole il prossimo governo e  impedirli di recuperare credibilità davanti alla gente.

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Il nuovo governo

E’ una vittoria che sa di sconfitta, la percentuale con cui Alianza Paìs ha vinto è minima (2.30%) , ciò denota l’esaurimento politico di Alianza Paìs  e un ampio scontento sociale che esige dei cambi profondi nel sistema politico e nelle istituzioni.

Il primo incontro pubblico Lenin Moreno l’ha avuto con alcuni imprenditori ai quali ha garantito che verranno ascoltati e che non saranno penalizzati. In una seconda riunione con alcuni dirigenti indigeni  ha fatto promesse vaghe ed evasive sull’analizzare alcuni casi di criminalizzazione della protesta, disse anche per addolcire le orecchie della platea che era ora di fare una riforma agraria senza dire ne quando ne come.

Lenin Moreno non godrà di quel periodo di stabilità ne del boom dei prezzi dei commodities[7] ( soprattutto del petrolio)  di cui ha goduto Rafael Correa soprattutto all’inizio del suo mandato. Nonostante Alianza Paìs continui a negare la crisi e ad assicurare che non ci saranno manovre economiche che pregiudicheranno l’economia delle famiglie, ci sono evidenti segnali che dimostrano il contrario: l’aumento della disoccupazione e della precarietà,  la diminuzione degli ingressi fiscali e dell’inversione straniera diretta, la decrescita del PIL,  lo stagnamento del salario minimo a $375 e l’aumento esponenziale del debito pubblico.

Un altro problema che dovrà affrontare il nuovo governo è la mancanza di una leadership forte come quella di Rafael Correa. Alianza Paìs non è un blocco monolitico  con un’ideologia precisa, dentro ci sono vari gruppi che solo con una forte leadership riescono a lavorare insieme e a risolvere i conflitti interni al partito. Un  esempio sono Lenin Moreno e Jorge Glass ( il vicepresidente eletto) entrambi appartengono a gruppi interni diversi e hanno dovuto affrontare delle  primarie tesissime. Glass è più vicino al mondo imprenditoriale, Moreno invece ad alcuni gruppi intellettuali andini , alcuni dei quali con un passato nella sinistra ecuadoriana.

Bisognerà vedere che ruolo avrà Rafael Correa dentro il nuovo governo, che tipo di alleanze verranno stabilite per mantenere l’influenza politica del partito e garantire la governabilità nel paese. Nel governo anteriore Alianza Paìs ha firmato un accordo di libero commercio con l’Unione Europea per salvare le esportazioni,  ha approvato una legge di alleanza tra il settore pubblico e privato per garantire oneri e garanzie agli investitori in infrastrutture che lo stato non può più sostenere, ha migliorato le condizioni fiscali dei colossi del settore miniero  e iniziato il trasferimento  di capitali e imprese dal settore pubblico al privato.

Moreno aventaja en más de 2 puntos a Lasso con 94,18 % escrutado en Ecuador

Il ruolo de “los de abajo”

Uno dei settori più colpiti dalla repressione e dalle politiche estrattiviste dello stato è il settore indigeno. Durante questi 10 anni di Alianza Paìs, innumerevoli dirigenti e militanti indigeni sono stati perseguiti, repressi e arrestati, alcuni sono stati accusati addirittura di terrorismo. La scelta ambigua di dare indicazioni di voto verso il candidato neo liberale Guillermo Lasso da parte di  alcuni vertici indigeni ci parla di due cose:  della difficoltà , frammentazione, mancanza di prospettive e incapacità di autocritica del movimento indigeno, ma anche dello scontento e dell’antagonismo generalizzato nei confronti di Alianza Paìs soprattutto nella base indigena.  Lo stesso si può dire di quella parte della sinistra che in questi anni è stata in conflitto permanente con il governo. Ciò che è certo però è che i  gruppi storici della sinistra ecuadoriana hanno perso la bussola.

Durante gli anni novanta e i primi anni duemila i movimenti sociali e indigeni erano riusciti ad avere un’agenda politica propria in grado di determinare le decisioni politiche del paese, la forza accumulata nei territori si era riversata nelle strade impedendo per anni la governabilità in senso neo liberale, vari presidenti sono caduti per questa forte pressione. Dal 1997 al 2007, otto presidenti sono cambiati per la pressione del conflitto sociale. Rafael Correa è stato in grado in questi 10 anni di addomesticare i movimenti, di dividerli, di assimilarli, di renderli inoffensivi. E’ stato creato apposta un Ministero ( Ministero della Partecipazione Cittadina) e  si sono stabilite le regole entro cui la protesta doveva avvenire. Per chi non ha seguito la linea di Alianza Paìs  la  risposta è stata la repressione.

Le proteste che ci sono state durante e dopo le elezioni sono un chiaro segnale del termometro sociale del paese, ancora la componente plebea è quasi assente,  sono pochi quelli che hanno accompagnato le proteste sotto le sedi del CNE, proteste composte per la maggior parte dalla classe media. Questa classe che sogna e aspira a salire i gradini della scala sociale commette un grosso errore nel pensare che basti cambiare la bandiera del partito politico al governo per cambiare la situazione del paese. La verità è che il problema non è soltanto Alianza Paìs ma l’intero modello di accumulazione. Cinquanta  gruppi finanziari controllano la nazione e vedono aumentare in modo esponenziale il proprio capitale favoriti da un basso sistema fiscale. Le diseguaglianze aumentano perché la ricchezza è  in mano al 10% della popolazione, questo evidenzia la mancata redistribuzione della ricchezza nel paese.

In un contesto in cui le vecchie ideologie sono arrivate al capolinea, dove i concetti di destra e sinistra non vogliono dire più niente al di là della sete di potere dei suoi rappresentanti, l’unica opzione che rimane ai movimenti è quella di rafforzare gli interventi nei territori, ricucire il tessuto sociale indebolito da 10 anni di progressismo. Non stiamo assistendo alla fine del ciclo di governo di Alianza Paìs ma al suo esaurimento come macchina di cambiamento e come partito riconosciuto, possono pure essere al governo ma la crisi e la pressione sociale li metterà a dura prova nei prossimi quattro anni. Questo è un vantaggio per i movimenti perché  Alianza Paìs si troverà con sempre meno appoggio e vista anche l’incapacità politica  dell’opposizione, si apriranno degli spazi e il protagonismo passerà alla piazza, ma per non commettere gli  stessi errori del passato i movimenti devono essere  in grado di diventare proposta politica a partire dai programmi che devono essere scritti dal basso.

Senza un rapporto di forza, un radicamento reale nei territori e un programma la strada rimarrà spianata all’opzione neo liberale. Che sia chiaro l’influenza dei movimenti non si valuta in termini elettorali, ma in termini di autonomia e organizzazione.  La difesa dei territori, della Pachamama, e dell’ecosistema è essenziale per impedire che la follia estrattivista possa continuare la sua opera di devastazione. In queste zone il conflitto è ancora aperto e  il silenzio e l’indifferenza dello stato si possono trasformare in possibilità di riscatto, delineando nuovi orizzonti e nuovi calendari. Un’alleanza strategica con altri settori potrebbe in futuro ribaltare gli attuali rapporti di forza.  Tempo al tempo.

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FONTI:

https://lalineadefuego.info/2017/04/19/cronica-electoral-y-recambios-de-fin-de-ciclo-el-triunfo-de-lenin-moreno-por-pablo-ospina-peralta/

https://lalineadefuego.info/2017/04/13/revolucion-ciudadana-y-grupos-financieros-por-marco-tafur-s/

http://deciomachado.blogspot.com/2017/04/la-estrategia-de-la-oposicion-busca-que.html

http://deciomachado.blogspot.com/2017/04/rapidas-reflexiones-sobre-la-evolucion.html

[1] Consiglio Nazionale Elettorale

[2] Partito di Guillermo Lasso, noto banchiere e attuale leader dell’opposizione

[3] https://www.youtube.com/watch?v=hq5qdiU2h94

[4] Nome mediatico che si da ai vari processi penali contro ex direttivi dell’Impresa Pubblica d’Idrocarburi dell’Ecuador e altre persone coinvolte in affari con quest’ultima. Sono accusati di corruzione per lavaggio di attivi e arricchimento illecito. Tutto è stato scoperto dal filtraggio di documenti usciti nei Panama Papers.

[5] Obredetch è un colosso del cemento del Brasile radicato in 28 paesi del Latinoamerica da solo potrebbe fare cadere un qualsiasi governo nella regione per la sua influenza. E’ stata scoperta una rete di favoreggiamenti ad Obredetch attraverso la corruzione di funzionari governativi che in questo modo agevolavano il colosso.

[6] Partito Sociale Cristiano

[7] Termine inglese che si usa nel linguaggio economico per definire le materie prime.

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