Perché non partecipiamo alle manifestazioni del PSUV e del MUD ?

Trovare una spiegazione oggettiva ha ciò che sta succedendo attualmente in Venezuela significa rifiutare la polarizzazione delle posizioni politiche che vede da una parte alcuni intellettuali e  militanti della sinistra  mondiale che esprimono solidarietà incondizionata al governo di Nicòlas Maduro senza fare autocritica su ciò che è oggi il governo Bolivariano del Venezuela e dall’altra parte il capitalismo mondiale schierato a sostegno dell’opposizione comandata per la MUD che soffia sul fuoco della disperazione e cerca di recuperare in un’ottica di potere il conflitto che si sta esprimendo quotidianamente nel paese. La situazione è più complessa e per ora è il popolo che sta pagando con il sangue il prezzo della guerra civile e politica del paese.

In questo testo Marea Socialista[1] mette sul tavolo della discussione una lettura diversa della fase attuale, rifiutando in toto di cadere nel ricatto politico di schierarsi con il PSUV o la MUD, scegliendo invece di schierarsi con il popolo venezuelano, accettando la difficoltà della fase attuale e delineando un programma per cercare di uscire dalla crisi partendo dalla capacità di organizzazione e autonomia del popolo e non dagli interessi politici ed economici di entrambe le cupole.

 

Perché non partecipiamo alle manifestazioni del  PSUV e del MUD[2]?

La nostra proposta per affrontare la crisi politica.

La velocità con cui si stanno sviluppando gli eventi  ci obbliga a una riflessione. La rottura dell’ordine costituzionale e la marcia indietro parziale del TSJ, hanno aperto una nuova fase politica che ha messo il governo sulla difensiva. La posizione chiara del procuratore generale, ha contribuito a fermare parzialmente la deriva totalitaria verso la quale, con decisioni controverse, pretendeva di avanzare la cupola del PSUV. Quest’ultima e l’impatto del rifiuto internazionale a queste sentenze ingiustificabili, anche da parte dei presidenti amici del governo, hanno dato ossigeno alla malconcia cupola del MUD. Ma vi allertiamo di fronte  alla confusione e all’incertezza generata da questi fatti: stiamo assistendo non solo a una controversia tra vertici. La nuova fase è caratterizzata da una resa massiccia di sovranità ai capitali locali e stranieri e ha anche spalancato le porte  alla repressione dell’agire popolare.

Mentre il governo di Maduro cerca di avanzare una controrivoluzione economica sostenuta dai cosiddetti 15 motori, che dal Motore Minerario al Forestale, apre le porte ai capitali finanzieri e alle corporazioni transnazionali  sotto il regime della legge di Regionalizzazione di Zone Economiche Speciali,  gli elementi essenziali della nuova fase, dal nostro punto di vista, sono i seguenti:

a) La crisi nella cupola del chavismo ufficiale, cominciano a emergere le fratture interne.

b) La risposta del governo è sempre più repressiva e autoritaria per la propria debolezza.

c) La perdita della paura di un ampio segmento della popolazione, non solo l’opposizione tradizionale, ma molti altri che fanno parte di una frangia importante che rifiuta entrambe le cupole e altri di ampi settori popolari che fino a poco tempo fa potevano essere considerati come base sociale del chavismo ufficiale, com’è emerso a San Felix[3]. Perché come segnalavamo nel nostro  Editoriale # 19[4] l’attuale fase apre la strada anche alla lotta politica e sociale.

d) Tentativo delle cupole di ripolarizzazione per controllare dall’alto il rifiuto popolare che si è espresso nelle strade per l’intollerabile vita quotidiana, non solo nelle manifestazioni, ma  nelle code e in tutti gli spazi pubblici

e) La cosa più pericolosa in questa fase: la crescente violenza di apparati da una parte e dall’altra, funzionale agli obiettivi di entrambe le cupole.

Rifiutiamo la repressione statale e la violenza degli apparati

Nella disputa politica delle cupole, per il controllo statale della distribuzione dei proventi del petrolio, ha cominciato ad emergere una crescente violenza che tende ad aumentare in modo esponenziale. Da un lato la repressione di stato sproporzionata e incostituzionale che noi rifiutiamo. Ma a questa repressione si sono uniti gruppi mercenari, maliziosamente chiamati “collettivi”. Invece dall’altra parte guidati per settori dall’altra cupola, ci sono gruppi chiaramente fascistoidi  che sfruttano le manifestazioni chiamate dal MUD per dispiegare atti individuali di vandalismo[5], entrambi sono  numericamente piccoli gruppi, ma sono ben addestrati, finanziati e armati.

Il pericolo maggiore in questa prima fase della situazione attuale sta proprio nella crescita esponenziale della violenza degli  apparati, che di fatto dà argomenti “di sostegno” per una maggiore intensificazione della repressione da parte dello stato. Se non si ferma questa violenza che è il trampolino verso imponderabili focolai, si potrebbe aprire una situazione che supererà ogni possibilità di soluzione democratica alla crisi, aprendo la strada a un’uscita totalitaria e anti popolare con la tipica scusa di tutte le dittature: restaurare l’ordine.

Per questo lanciamo un appello a tutti i cittadini, i settori popolari, mentre  difendono i loro diritti, di rifiutare in  maniera determinata i  gruppi che generano questa violenza  d’apparato. Coloro che presumibilmente rispondono alla direzione politica del MUD  vanno isolati e controllati in quelle marce dai manifestanti stessi, perché non esprimono né la volontà né la possibilità che si raggiungano gli obiettivi proclamati dalle sue manifestazioni. D’altra parte esigiamo dallo Stato, che dovrebbe essere il garante dell’esercizio dei diritti di tutti, di smettere di incoraggiare coloro che agiscono al loro fianco. Questo appello  va  particolarmente alle  Forze Armate,  non possono tollerare che gruppi di civili armati escano dalle caserme e agiscano contro le manifestazioni disarmate, come riconosciuto da un vertice della GNB, spiegando che “questi motorizzati uscivano  dalla caserma perché stavano andando a ripulire le barricate “.

Nello stesso modo in cui tutti dobbiamo respingere l’inaccettabile interferenza straniera, dobbiamo vigilare per  il rispetto dei diritti comuni, dobbiamo rifiutare la repressione dello stato; dobbiamo anche procedere all’isolamento dei gruppi  para polizieschi  o  fascisti , che con il loro spiegamento di violenza e intimidazione rappresentano un altro modo per impedire  l’esercizio dei diritti del popolo venezuelano.

La MUD e il governo non cercano un’uscita costituzionale né favorevole al popolo  per questo non accompagniamo le loro mobilitazioni.

Questi apparati violenti sono funzionali alla politica di entrambe le cupole. In primo luogo perché con la loro violenza cercano di togliere protagonismo alla stragrande maggioranza che, nelle strade, cerca di esercitare i loro diritti violati da parte dello Stato, e in secondo luogo perché vengono tollerati mediaticamente con la finalità di giustificare anche  la repressione statale e lasciano solo nelle mani delle cupole attuali  la via d’uscita dalla crisi.

Gli eventi dell’ultimo anno dimostrano chiaramente che nessuna di queste cupole ha vocazione democratica. Il PSUV nel governo, invece di rivedere e correggere la sua politica di miseria, ha impedito qualsiasi tipo di manifestazione elettorale che lo avrebbe portato a dover lasciare il potere. Ha quindi violato i principi costituzionali , sia politicamente, che economicamente e socialmente, smantellando passo dopo passo il quadro istituzionale della Repubblica Bolivariana del Venezuela. Ha posticipato ad oltranza le elezioni regionali e sospeso il referendum che aveva rispettato tutti i requisiti legali.  Queste violazioni sono state eseguite  insieme al CNE e al TSJ, riducendo all’inutilità le istituzioni, esercitando il potere come un governo di fatto.

Da parte sua  la MUD, nel frattempo, accettò il rinvio elettorale regionale, non affrontando come avrebbe dovuto  la sospensione del referendum che favorí  tardi e male, utilizzandolo per promuovere l’interferenza straniera  piuttosto che spingere per una  soluzione realmente democratica. La ciliegina sulla torta fu l’accettazione passiva del rinnovamento antidemocratico e anti-costituzionale  dei partiti politici , una “mostruosità del 1965”, che esclude gran parte delle espressioni politiche del paese, tranne la MUD e il PSUV, lasciando fuori anche il GPP[6]. In più si dedicò a nominare i propri candidati alla presidenza, mentre il governo applicava il piano economico più traditore della storia. In cambio di tutto questo aspettava di ottenere  passo dopo passo il controllo dello stato per gestire la distribuzione dei proventi del petrolio, e la gestione di nuovi progetti di carattere neoliberale e estrattivista che ideò il governo nel Consiglio dell’Economia Produttiva  insieme alle corporazioni  internazionali, ai Vollmer e  ai Cisneros.

Il tentativo totalitario montato dal governo con le sentenze del TSJ e la sua retromarcia, hanno aperto questo frangente in cui la cupola di MUD cerca di  riposizionarsi per negoziare meglio la transizione inevitabile. Mentre il governo oggi sulla difensiva cerca con la repressione  di tornare a gestire la carta  delle elezioni regionali per guadagnare   tempo, quest’ultimo si va esaurendo rapidamente. Entrambi stanno cercando  un punto comune per negoziare. Il percorso  reale che stanno valutando è quello consigliato dal consulente di entrambe le cupole, Luis Vicente León nell’articolo Ci saranno elezioni?[7]:  Dopo aver ricordato che è irrilevante ciò che  desidera il popolo, segnala:

 (…) il segreto del successo  non deriva solo dall’aumentare il prezzo della repressione senza cambiare il prezzo dell’uscita. Questa è la base della proposta radicale, che cerca la strada per tagliare la testa del governo. Il miglior risultato di questa combinazione è una guerra, che anche vincendola,  lascerà il paese in una situazione completamente instabile. Si tratta di elevare il prezzo del blocco elettorale, per utilizzare quella forza come potere contrattuale di fronte al governo per  re-istituzionalizzare il paese, combinato con una riduzione di uscita,  che apra le porte a  delle elezioni giuste e trasparenti e  a un cambio pacifico nel futuro (…)

Questa è la verità su ciò che sta cercando la MUD: un negoziato che non minacci la libertà e  i beni ottenuti dalla cupola del PSUV e  che le  consenta di “ri-istituzionalizzare” il paese, al di fuori della Costituzione e “in futuro” ottenere le elezioni.

Per questi motivi  noi non partecipiamo né alle manifestazioni  del PSUV né a quelle della MUD. Perché dietro i loro discorsi, come si è potuto verificare durante tutto l’anno scorso, c’ è la volontà di raggiungere un accordo contrario al popolo dove:  E ‘irrilevante se la maggioranza della popolazione lo vuole e lo vota o se loro (il governo) se lo meritano[8].

Non andiamo a quelle manifestazioni e chiediamo di non parteciparvi  perché quello che lì si sta preparando  è una nuova frustrazione per il nostro popolo.  Nel frattempo noi chiamiamo a lottare per i nostri diritti e il nostro tenore di vita in maniera autonoma in confronto alle cupole che oggi monopolizzano la scena e che pretendono di manipolare la maggior parte della popolazione.

Contrariamente all’agire di quelle cupole,  vi invitiamo ad usare quell’energia nella lotta sociale ed economica per fermare il terribile peggioramento dei livelli di  vita del popolo che vive del suo lavoro e il declino del paese.

La soluzione alla crisi deve essere democratica, senza limitazioni ne esclusioni

La soluzione deve essere democratica, è ciò che vuole la maggior parte del nostro popolo. Ma non si tratta di decomprimere la strada con un’elezione in più. Anche il calendario elettorale delle regionali o le proprie presidenziali sono viziate di nullità e afflitte da sfiducia.

Quando si mise in marcia il meccanismo del revocatorio, con tutti i suoi limiti il ​​Consiglio Nazionale Elettorale (CNE), era un’istituzione rispettata perfino dal  MUD. La sua condotta era stata fino ad allora indiscussa e convalidata  da diverse commissioni internazionali. Oggi, dopo la sospensione del revocatorio che non ha rispettato un ordine di tribunali inferiori  e di carattere penale e non elettorale; dopo la sospensione arbitraria delle regionali, così come altre elezioni professionali. Dopo aver prescritto partititi come Marea Socialista ed altri e esigere una ri-legittimazione di coloro che hanno partecipato alle elezioni del 2015, il che significa l’invalidità dei più piccoli. Il CNE ha perso ogni legittimità e  fiducia del popolo. Per non parlare del TSJ.

E allora? C’è tempo e possibilità di una soluzione democratica?  Si e solo si, se si ristabilisce il filo costituzionale in maniera chiara, trasparente e con meccanismi eccezionali.

In primo luogo, attivando il referendum revocatorio sospeso, ma questo non può essere sotto la supervisione di un CNE illegittimo. Per questo è necessario  l’istituzione di una commissione ad hoc che con il supporto dei tecnici del CNE garantisca la realizzazione trasparente  di quel processo elettorale. Quella commissione deve  contare sul più ampio consenso cittadino, portato a consulta a tutti i settori politici e sociali del paese, compresi  i partiti proscritti o recentemente messi fuorilegge, gli organismi per i diritti umani , qualunque essi siano, e organismi internazionali non ufficiali. Nessun processo elettorale dove partecipino  soltanto  il PSUV e la MUD sarà legittimo né risolverà l’attuale crisi politica.

In secondo luogo  l’abilitazione immediata in maniera  eccezionale di  tutti i partiti politici che lo richiedano.

In terzo luogo la sospensione immediata di tutti i contratti nazionali e internazionali che compromettono il futuro del paese, come l’Arco Minero dell’Orinoco, quelli della cintura petrolifera e altri, e i nuovi  indebitamenti , che sono illegalmente e illegittimamente gestiti dall’esecutivo , fino alla normalizzazione politica del paese. La sospensione dei pagamenti del debito estero per destinare queste risorse all’emergenza di alimenti e di medicine; e la realizzazione di un auditorio pubblico e cittadino per determinare la legittimità del debito e l’appropriazione indebita alla nazione, per stabilire chi sono i responsabili,  recuperare ciò che è stato sottratto e punire i colpevoli. Sulla base di questo programma minimo  noi chiediamo a tutti quelli che sono d’accordo con  questi punti  di cominciare ad  organizzare azioni e iniziative comuni per affrontare la truffa che preparano le cupole e lottare per una soluzione veramente democratica alla crisi.


Traduzione a cura della redazione di Cronache Latinoamericane.

Equipo Operativo Nacional Marea Socialista  “¿Por qué no vamos a las marchas del PSUV ni a las de la MUD? Nuestra propuesta para afrontar la crisis política ” pubblicato il 15/04/2017

http://rebelion.org/noticia.php?id=225412

[1] Partito politico chavista che non condivide le politiche di Nicòlas Maduro.

[2] Partido Socialista Unido del Venezuela y Mesa de la Unidad Democratica

[3] https://www.youtube.com/watch?v=coY9bBFZHrw

[4] http://www.rebelion.org/noticia.php?id=225165

[5] Non stiamo parlando dei gruppi che affrontano la brutale repressione dello stato con quello che  li pasa tra le mani, costoro stanno esercitando il loro diritto alla legittima difesa. Parliamo dei gruppi organizzati che incendiano e distruggono istituzioni, scuole, centri di salute, mercati popolari e beni pubblici, ecc.

[6] Gran Polo Patriòtico Simon Bolìvar ( partito politico)

[7] http://prodavinci.com/blogs/habra-una-eleccion-por-luis-vicente-leon/

[8] Idem

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