DON’T CRY FOR ME ARGENTINA

Nell’ultimo mese le proteste che ci sono state in Argentina hanno  messo a nudo le politiche patriarcali e anti sociali dello Stato e del governo Macri.  Dal mese di marzo si è assistito ad un’escalation di manifestazioni, proteste da una parte e repressione e menefreghismo dall’altra. Il conflitto sociale è aumentato sia per lo scontento generalizzato, sia per la scelta chiara del governo di affrontare le richieste della popolazione con la repressione poliziesca e con la criminalizzazione attraverso i media.

Panorama politico prima dello sciopero generale del 6 aprile

Dopo 12 anni di Kirchnerismo[1] nel dicembre del 2015 sale al potere Mauricio Macri  noto politico e imprenditore di corrente neo liberale.  Dopo un anno e mezzo di governo Macri  in Argentina si contano circa 1 milione di nuovi poveri, i licenziamenti sono aumentati, così come le sospensioni per chi non si attiene alle nuove rigide regole nei posti di lavoro. E’ stato fissato un tetto per gli aumenti salariali nei settori pubblici e privati, si è verificato il crollo di tante attività economiche e industriali.  Il governo ha fatto ricorso a “los tarifazos” (l’aumento dei prezzi dei servizi base come trasporti, acqua, luce), è cresciuto il fenomeno del lavoro in nero e la flessibilità del lavoro.  Questo unito all’ambiguità nell’affrontare temi importanti e sensibili per la società come quello dei desaparecidos e gli episodi  di favoreggiamenti da parte del governo a imprese familiari o a loro soci hanno alzato irreversibilmente il termometro sociale.

Il mese di marzo è stato un mese pieno di piquetes e manifestazioni. Il  giorno 6 gli insegnanti sono scesi in piazza per esigere dal governo l’aumento salariale e investimenti nella scuola pubblica, il 16 c’è stata un’altra grossa manifestazione a La Plata e il 22 la marcia federale educativa.  L’ otto marzo le donne hanno riempito le strade del paese per manifestare contro il patriarcato, la violenza dello stato contro le donne e i femminicidi. Il 24 marzo è stata un’altra data significativa, nel giorno del ripudio del golpe militare del 1976, ci sono state importanti prese di posizione contro il negazionismo di una parte del governo.  Il 29 è stato il giorno delle due fazioni della CTA (Centrale di Lavoratori dell’Argentina), entrambe sono scese in piazza.

Il  6 di marzo la CGT (Confederazione Generale del  Lavoro)  è scesa in strada sotto al Ministero della Produzione a pochi metri da Plaza de Mayo  insieme al settore industriale che protestava per la caduta della produzione e l’ingresso di importazioni che affettavano il settore . In quell’occasione ci fu un comizio dei vertici della CGT che tra discorsi vaghi  e chiamate alla calma e alla fiducia verso il sindacato non lanciarono la data dello sciopero generale. Durante i loro discorsi  Hèctor Daer, Juan Carlos Schmid e Carlos Acuna ( tre principali dirigenti della CGT)  furono duramente contestati e interrotti dai cori dei presenti che chiedevano  a gran voce che venisse convocato lo sciopero generale. Alla fine dei comizi ci furono scontri tra il servizio d’ordine del sindacato e la base dei lavoratori che indignata e arrabbiata per il menefreghismo del sindacato alle loro richieste decise di prendersi  il palco a spintoni.  Los “gordos”[2] sono dovuti  scappare di corsa, una croce fu posizionata sul logo del sindacato come chiaro segnale di rottura. Durante la manifestazione Ni Una Menos  anche i cori per esigere lo sciopero generale hanno caratterizzato la giornata di lotta. La CGT è stata costretta dalla sua base politica a lanciare per il 6 aprile lo sciopero generale.  Dopo 14 mesi di trattative col governo l’esasperazione popolare ha vinto sui tentavi concertativi del sindacato. [3]

Da parte sua il governo sembrava non essere preoccupato dalle proteste, anzi ha cominciato a portare avanti una campagna di criminalizzazioni contro le manifestazioni e i picchetti con l’appoggio di grossa parte dei media. Non cercava di dare una riposta alle richieste della gente, ma cercava di neutralizzarli delegittimando le pratiche e i metodi con cui si esprimono le lotte. Non solo faceva orecchie da mercante ma negava che ci fossero motivi per cui protestare[4].

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Lo sciopero generale

La CGT decise per il “paro dominguero”  ( sciopero senza manifestazioni) per dimostrare ai lavoratori di non essere pienamente d’accordo con le politiche del governo ma non al punto di creare una rottura e per dimostrare al governo di essere moderati e lontani dai gruppi più combattivi del sindacalismo e della sinistra. Anche la CTA che aveva annunciato mobilitazioni e scioperi alla fine decise di scendere solo in piazza senza grossi investimenti politici. Nonostante questo il resto dei settori del sindacalismo di base, delle comunità organizzate del paese e della sinistra in generale scesero in piazza con forza e determinazione costringendo i grossi sindacati a seguirli per non rimanere ai margini.

Lo stesso giorno  Buenos Aires accoglie per la prima volta  il Foro Economico Mondiale per l’America Latina, 1100 rappresentanti di governi e imprese si sono riunite con Macri. “Che bello che oggi siamo qui a lavorare” disse in modo sarcastico Macri all’inaugurazione dell’evento. Fuori da questo teatrino di giacche e cravatte migliaia di persone erano in piazza contro questo governo

La mattina tutti gli ingressi della città sono stati militarizzati per impedire ai manifestanti di  bloccarli, nonostante ciò ci sono stati blocchi in vari punti nevralgici della città. Sulla strada Paramericana la polizia carica a freddo i manifestanti che stavano lasciando il blocco, anche a Callao e Corrientes i manifestanti sono stati attaccati e gassati. I media hanno portato avanti dalla mattina un lavoro di criminalizzazione per delegittimare le ragioni della protesta.

La città sembrava vuota, i locali commerciali erano chiusi, i mezzi di trasporto totalmente paralizzati, inclusi gli aeroporti, i treni e gli autobus urbani. Da vari quartieri della città sono confluiti in centro insegnanti, studenti, mense popolari, associazioni e comitati di quartiere, gruppi di vicini e radio comunitarie.

Non è bastato il “protocollo anti picchetti”, un manuale lanciato dal governo a febbraio dell’anno scorso per permettere alla polizia di sgomberare una mobilitazione senza l’ordinanza di un giudice, e nemmeno gli sforzi dei giorni precedenti da parte del governo per boicottare lo sciopero con misure tipo la gratuità dei pedaggi e dei parcheggi nella città di Buenos Aires. L’adesione allo sciopero è stata del 90%, convocato per esigere un cambiamento  del modello economico di esclusione e povertà che mette davanti alla produzione e alle politiche sociali la speculazione finanziaria, un sistema che indebita il paese, 40 milioni solo nel 2016. Un sistema che pensa di abbassare l’inflazione  (nel 2016 è cresciuta del 40%) con licenziamenti, sospensioni e riduzioni dei salari.[5]

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Ni Una Menos

Il primo vero sciopero generale dell’era Macri in realtà è stato quello dell’8 marzo, più di 300.000 persone solo a Buenos Aires. Il movimento femminista di donne, lesbiche, bisessuali, travestiti ha dimostrato che da solo può mettere in difficoltà la governance del paese. Dopo aver attraversato le strade centrali  il corteo si è concluso alla cattedrale di Buenos Aires dove ci sono stati momenti di tensione quando la polizia ha attaccato le manifestanti che erano rimaste a protestare contro le politiche della chiesa, 20 persone sono state arrestate. Il giorno dopo un comunicato della mobilitazione Ni Una Menos ( preferiscono chiamarsi così piuttosto che movimento) ha rimandato al mittente ogni tentativo di divisone e ha chiesto la libertà dei e delle detenute.[6]

Il movimento Ni Una Menos nato in Argentina dal basso si è esteso a livello mondiale, tante critiche sono state fare rispetto al tentativo di trapiantare quest’esperienza con chiare caratteristiche anti statali e di classe in occidente senza fare una critica di fondo al sistema che produce il patriarcato, le ingiustizie e le violenze contro le donne. La mobilitazione in Argentina come nel resto del continente nasce dal basso, dalle prostitute, dalle lavoratrici domestiche, dalle donne dei quartieri popolari, dalle operaie, dalle disoccupate, dalle emarginate. Senza nulla togliere alla capacità di mobilitazione nel resto del mondo, bisogna tenere presente che senza una chiara impostazione antagonista verso lo stato patriarcale e senza un discorso di classe si rischia che questa mobilitazione sia assorbita dall’alto.[7]

Gli 8 punti che riassumo le motivazioni per cui Ni Una Menos  è scesa in piazza sono le seguenti:

1.Scioperiamo perché siamo parte di una storia collettiva e internazionale 2.Scioperiamo per rendere visibile la mappa del lavoro femminile 3.Scioperiamo perché esigiamo che l’aborto sia legale, sicuro e gratuito 4.Scioperiamo per difendere le nostre dissidenze sessuali e di genere 5.Scioperiamo per dire basta alle violenze 6.Scioperiamo per denunciare che il responsabile è lo stato 7.Scioperiamo perché esigiamo uno stato laico 8.Scioperiamo e costruiamo il movimento delle donne come soggetto politico.[8]

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Micaela, l’ennesimo femminicidio

Micaela Garcìa, una ragazza di 21 anni è stata violentata e uccisa. Questa morte ha commosso il paese intero. “Ancora?”,  si chiedono tutte le donne che da più di un anno sono protagoniste delle mobilitazioni contro la violenza sulle donne, “fino a quando?” La rabbia sale soprattutto quando si viene a sapere che l’assassino  e violentatore è un uomo che era già stato arrestato per violenze sessuali e che era uscito dal carcere perché si sa, la giustizia patriarcale non considera così grave i delitti perpetuati contro le donne.

Micaela è stata ritrovata l’8 aprile dopo 6 giorni che era scomparsa. Era uscita di casa per andare in discoteca e non è più tornata. In Argentina ogni 30 ore  una donna viene uccisa. Anche questa volta è lo stato che ha ucciso Micaela, lo stesso stato che pensa che basti il carcere per risolvere il problema della violenza sulle donne, che pensa a punire e non a prevenire,  che non investe niente per sostenere le donne vittime di violenza e per creare programmi in grado di cambiare gli aggressori, programmi in grado di capire se i violentatori possono tornare a fare del male ad altre donne. E’ colpevole lo stato rappresentato dal giudice che aveva firmato l’uscita anticipata dal carcere del violentatore, nonostante fosse condannato a 9 anni, nonostante non ci fosse nessuna garanzia sul fatto che avesse capito qual era il problema.

Micaela era una ragazza impegnata socialmente che combatteva il patriarcato e le ingiustizie, per questo diventerà la bandiera di tutte le donne che lottano ogni giorno contro questo stato patriarcale e violento, perché quello che non deve succedere è che diventi naturale che una donna muoia, che diventi un semplice caso di cronaca di cui parlare a cena, ma che sia la possibilità di  lottare con ancora più forza perché tutti e tutte possano camminare senza paura e perché non ci sia Ni Una Menos.[9]

Mentre scriviamo queste righe un’altra ragazza Ornella Dottori di 16 anni è stata trovata morta e con chiari segni di violenza a Tucuman.

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La battaglia dei docenti

Da mesi i docenti di tutto il paese lottano per i propri salari e contro lo smantellamento della scuola pubblica. In Argentina sono i governi regionali che si occupano di finanziare la scuola pubblica, in questo modo il governo centrale da una parte riduce i finanziamenti alle regioni e poi si lava le mani dicendo che non è di sua competenza finanziare l’educazione pubblica.

I maestri chiedono che venga convocata la Paritaria Nazionale per fissare l’aumento degli stipendi dei docenti e aumentare i finanziamenti alle province con maggiori problemi di solvenza economica.  La Paritaria Nazionale convoca sullo stesso tavolo il governo centrale, i governi provinciali, i principali sindacati dei docenti con rappresentanza proporzionale alla quantità di iscritti. Il governo si rifiuta di convocare la Paritaria, questo il motivo dello scontento e delle manifestazioni.

Domenica 9 di aprile più di 200 docenti si sono concentrati nella Piazza dei due congressi a Buenos Aires, volevano istallare una scuola itinerante. Al loro arrivo trovarono un grosso schieramento poliziesco che minacciò di sequestrare il materiale della scuola itinerante, per questo motivo altri docenti e solidali sono accorsi a sostenere l’iniziativa. I docenti sono stati caricati e gassati, quattro sono stati arrestati e alcuni feriti.[10] Dopo tre giorni  l’amministrazione di Buenos Aires ha concesso il permesso per poter istallare la scuola itinerante fuori dal congresso per una settimana. L’intento dei docenti è di dare lezioni ai bambini, ai giovani e ai vecchi sulla loro lotta e su varie problematiche che interessano il paese, aiutare i ragazzi nei compiti e usare lo spazio come luogo di confronto e discussione, così come luogo di espressione artistica. “La escuelita” poi si sposterà in altre zone della città[11].

L’obiettivo di Macri invece è quello di utilizzare il conflitto salariale con  i docenti come un segnale di disciplinamento per lavoratori di altri settori e riuscire a dividere le organizzazioni sindacali dei docenti ed estendere questa politica anche al sindacalismo in generale.

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Un popolo ancora in marcia

La caratteristica principale di queste mobilitazioni rimane la sua densità e l’evidenza che come risposta alle politiche di Macri il conflitto sociale è in crescita. Anche la composizione sociale è importante. Le manifestazioni del 8 marzo (giorno internazionale delle donne) e quella del 24 marzo (giorno della memoria, della verità e della giustizia) sono state poli classiste, invece quelle dei docenti, quella della CGT del 7 marzo e quella della CTA del 30 marzo sono espressione della classe lavoratrice, dei precari, delle fasce popolari del paese.  I loro richiami e le loro rivendicazioni esprimono un chiaro e concreto interesse di classe.[12]

Per ora questo ciclo di mobilitazione non ha un carattere destituente, ma si limita alla richiesta di aumenti salariali, migliori condizioni di lavoro, la difesa dei diritti delle donne, la libertà di espressione e di organizzazione.

L’esito più grande dei governi progressisti in Latino America è stato quello di essere riusciti ad addomesticare la protesta e a dividere i movimenti.  I governi Kirchner avevano  la volontà di smobilitare più che mobilitare la popolazione, per questo è importante che le forze popolari siano tornate a prendere iniziativa e ad occupare lo spazio pubblico. In Argentina a differenza di altri paesi si sta cominciando a delineare, per quanto ancora prematuro, una prospettiva e una prassi diversa di pensare il post progressismo. Perché la risposta alla sconfitta del progressismo non è il neo liberalismo, ma la capacità di pensare a partire dalle piazze, dalle comunità, dai quartieri, dalle fabbriche, dalle università, dalle scuole un modo diverso di organizzarsi e di prendere in mano le redini del nostro futuro, un modo di creare contropotere reale.

Non si può misurare in termini elettorali la capacità organizzativa e dirompente dei movimenti, è normale che in Argentina dopo il progressismo si sia tornati al neo liberalismo, a un peggioramento delle politiche sociali ed economiche, ma bisogna ricordare che 15 anni fa, dopo la crisi del 2001 fu la capacità organizzativa dei movimenti a risollevare il paese attraverso la lotta e le  soluzioni comunitarie alla crisi. Quello che è seguito è lo stesso copione del resto dei paesi progressisti, l’assimilazione e la pacificazione dei movimenti. Ora che l’attacco si intensifica e dopo 12 anni di Kirchnerismo, vedere la popolazione argentina ancora in piedi fa sperare in tempi migliori, ciò che è successo nell’ultimo mese ne è la conferma.

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[1] Periodo di governo della famiglia Kirchner in Argentina dopo la crisi del 2001. Nèstor Kirchner ha governato il paese dal 2003 al 2007. Sua moglie Cristina Fernàndez de Kirchner  dal 2007 al 2015.

[2] Modo spregiativo  di chiamare i vertici della CGT e chiunque trattando con lo stato acquisisca dei favori personali lasciando le richieste dei lavoratori di lato.

[3] https://www.youtube.com/watch?v=zzw29xkMevk

[4] http://www.laizquierdadiario.com/Un-marzo-sin-brotes-verdes-y-con-las-calles-plagadas-de-reclamos

[5]http://www.publico.es/internacional/argentina-huelga-macri.html , https://www.pagina12.com.ar/30335-el-dia-que-el-pais-se-paro-contra-macri , http://www.marcha.org.ar/las-contradicciones-de-la-argentina-tras-el-primer-paro-general/ , https://www.youtube.com/watch?v=jcmXMizjGIc , https://www.youtube.com/watch?v=jcmXMizjGIc

[6] https://www.facebook.com/notes/ni-una-menos/tocan-a-20-y-respondemos-todas/608617212662798

[7] https://www.youtube.com/watch?v=C3gzdUliGjU , https://www.youtube.com/watch?v=EKL6s-12aAQ , https://www.youtube.com/watch?v=WaboTeZb4JM

[8]https://www.facebook.com/notes/ni-una-menos/8-ejes-para-el-acto-8-m-por-qu%C3%A9-paramos/609563689234817

[9] http://www.marcha.org.ar/prohibido-naturalizar/ , http://www.tesis11.org.ar/el-femicidio-de-micaela-la-cautiva/ , https://desinformemonos.org/argentina-conmocion-ante-nuevo-feminicidio-micaela-garcia-21-anos/ , https://www.facebook.com/notes/ni-una-menos/encontraron-asesinada-a-micaela-el-estado-es-responsable-de-cada-femicidio/623996574458195

[10] http://www.lapoderosa.org.ar/2017/04/nos-siguen-pegando-abajo-2/ , http://www.tesis11.org.ar/represion-a-docentes/https://www.youtube.com/watch?v=DTBcUw6gVTE

[11] https://www.pagina12.com.ar/31528-la-primera-clase-de-los-maestros-frente-al-congreso

[12]http://www.rebelion.org/noticia.php?id=225149&titular=la-clase-trabajadora-ocupa-el-centro-de-la-nueva-situaci%F3n-pol%EDtica-

 

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